Recensione a A. Incampo, N. Triggiani (a cura di), Giudizio penale e intelligenza artificiale. Una riflessione sistemica, Cacucci Editore, Bari, 2026
1. La rivoluzione tecnologica che negli ultimi anni ha investito pressoché ogni branca della conoscenza è stata guidata, com’è noto, dallo sviluppo incessante di sistemi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale.
Era invitabile che siffatta innovazione tecnica dovesse impattare con forza anche il settore della giustizia e, in particolare, quello del processo penale, àmbito nel quale tutti gli operatori coinvolti hanno dovuto fronteggiare l’ardua sfida della conciliazione tra informatica, diritto ed etica.
È evidente, allora, che la trasformazione digitale non potrà che transitare da un approccio dogmatico di carattere multidisciplinare, che non prenda in considerazione solipsisticamente una delle materie interessate e la ponga timidamente in rapporto con le altre, bensì che riesca a “tenere insieme”, in una chiave di lettura condivisa, la complessità dei saperi coinvolti.
Proprio in tale prospettiva ha il merito di collocarsi l’opera collettanea “Giudizio penale e intelligenza artificiale. Una riflessione sistemica”, a cura di Antonio Incampo e Nicola Triggiani, Ordinari, rispettivamente, di Filosofia del diritto e di Diritto processuale penale nell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Il volume, inserito nella Collana “Unità del sapere giuridico. Quaderni di scienze penalistiche e filosofico-giuridiche” diretta da Antonio Incampo, Vito Mormando e Adolfo Scalfati, è disponibile in open access sul sito dell’Editore Cacucci.
I curatori riescono nell’impresa di realizzare un libro corale (ben ventidue contributi, alcuni scritti a più mani, per un totale di ventinove autori coinvolti), particolarmente denso di contenuti, capace di intercettare potenzialità e limiti dell’integrazione dell’artificial intelligence nei gangli delle attività del processo penale.
Lungi dall’essere una mera opera di stampo riepilogativo, si tratta – come chiarisce, del resto, il sottotitolo – di un vero e proprio tentativo di sistematizzazione del fenomeno indagato, mediante un approccio che favorisce il dialogo tra saperi apparentemente agli antipodi: suddiviso in tre parti, dedicate, nell’ordine, a “Tecnologie”, “Diritto” e “Filosofia”, il lavoro raccoglie le ricerche e le opinioni di accademici di differenti discipline (informatici, penalisti, processualpenalisti, medici legali, tributaristi e filosofi del diritto) – afferenti a diverse Università italiane (Bari, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Padova, Roma Tor Vergata, Milano Statale, Torino) e al C.N.R. –, ma anche di magistrati e manager, consentendo al lettore di acquisire una visione complessiva e interdisciplinare.
Il volume esplora, dunque, l’impatto dell’intelligenza artificiale sul diritto, mettendo in luce le profonde trasformazioni ontologiche, epistemologiche e normative che i sistemi esperti introducono nella razionalità giuridica contemporanea.
Attraverso l’originale intreccio interdisciplinare di contributi teorici, tecnici e applicativi, l’opera riflette criticamente sulle nuove sfide poste dall’automazione dei processi decisionali e dai rischi connessi alle forme predittive di governance penale e all’uso della logica algoritmica nei contesti giudiziari e amministrativi.
Emerge il ritratto di un diritto in transizione, chiamato a confrontarsi con un linguaggio “muto e opaco”, fondato sul calcolo più che sul significato, e con l’esigenza di preservare la centralità dell’essere umano in un ecosistema digitale dominato dalla potenza computazionale e dall’interconnessione globale.
Il rigore metodologico del libro, corredato da un ricchissimo indice dei nomi, è certificato dal fatto che esso costituisce, in massima parte, il risultato finale delle ricerche condotte nel contesto del Progetto F.A.I.R. (Future AI Research), un progetto di partenariato esteso alle Università, ai centri di ricerca e alle aziende per il finanziamento di progetti di ricerca di base nell'ambito del programma M.U.R. del P.N.R.R., e in particolare dello Spoke 6, relativo all’intelligenza artificiale simbiotica.
2. Le diverse sfaccettature della tematica vengono ben inquadrate sin dalla Prefazione ad opera di Incampo e Triggiani, in cui si pone in risalto il perché della triplice estensione contenutistica del lavoro: l’avvento dell’AI presenta opportunità senza precedenti, alle quali nondimeno si accompagnano rischi per i diritti fondamentali ed il giusto processo; sicché è necessario, oggi più che mai, fondere le competenze e favorirne al massimo l’intersecazione e la contaminazione.
L’immagine della colomba kantiana, adoperata dai Curatori, rende plasticamente il concetto sotteso a tutta l’opera. Immanuel Kant, nella sua “Critica della ragion pura” (1787), osservava come la colomba, percependo la resistenza dell'aria, potesse immaginare di volare meglio nel vuoto, senza tuttavia considerare che proprio l’attrito dell’aria le consentiva di librarsi in cielo. Allo stesso modo, l’uomo (il giurista) non deve commettere l’errore di pensare alle briglie e all’“attrito” del diritto e dell’etica come un limite o un elemento di disturbo alla sua libertà “algoritmica”, ma deve reputarli quali condicio sine qua non del proprio operare, al fine di preservare la propria autodeterminazione giuridica.
3. Come già ricordato, la prima parte dell’opera (quella “applicativa”, come viene definita in Prefazione) è destinata alle tecnologie, con contributi prettamente appartenenti ad esperti del settore informatico.
I lavori qui presenti sono, dunque, volti a definire in modo sapiente e contemporaneamente fruibile i meccanismi di funzionamento delle tecnologie di AI, nonché i loro risvolti sulla relazionalità uomo-macchina. In questo senso, viene sottolineata la grande importanza dell’apporto dei programmatori, i quali, intervenendo in prima persona sui percorsi di ragionamento seguiti dal software, hanno ed avranno l’arduo compito di conseguire il risultato della “Symbiotic Artificial Intelligence”.
Nell’impossibilità di approfondire in dettaglio tutti i contributi, ci si soffermerà solo su alcuni di essi. In particolare, il contributo di Donato Malerba, Ordinario di Sistemi di Elaborazioni delle Informazioni presso l’Università di Bari Aldo Moro, nonché Responsabile scientifico dello Spoke 6 del Progetto F.A.I.R., si occupa, per un verso, di esemplificare il concetto di “agency artificiale” e diversificarla rispetto a quella “umana” e, per altro verso, di meglio circoscrivere il fenomeno della simbiosi tra algoritmo ed essere umano. Di grande interesse, in ispecie, risulta la spiegazione del passaggio dall’utopia dell’AI totalmente autonoma (concezione che si è dimostrata illusoria) al paradigma di “human-AI co-agency”.
Meritevole di particolare segnalazione è, altresì, il saggio di Francesca Alessandra Lisi, Associata di informatica nell’Università di Bari Aldo Moro e Leader del Work Package 6.5 (“Acceptability of SAI”) del progetto F.A.I.R., la quale compie un’attenta disamina del concetto di “Trustworthy AI”, concentrando la propria analisi sui requisiti tecnici necessari affinché un sistema possa essere considerato meritevole di affidamento, anche in base alle coordinate europee. L’affidabilità non è solo un parametro, ma anche una proprietà intrinseca del software che viene determinata dalla qualità del database e dalla tracciabilità dei processi decisionali. In aggiunta, l’Autrice affronta due interessanti casi studio, uno in ambito forense, l’altro in materia sanitaria.
4. Nella seconda parte del volume (quella “regolatoria”), il focus si sposta sui profili più propriamente giuridici e, nello specifico, sul versante della disciplina e del processo.
Giovanni Canzio, Primo Presidente emerito della Corte di Cassazione, nel suo saggio offre uno spaccato lucido ed analitico della normativa dettata dal Regolamento 1689/2024/UE in materia di intelligenza artificiale (c.d. AI Act), specie con riferimento al modello risk-based e all’approccio complessivamente human-centred sposato a livello eurounitario, per poi concentrare l’attenzione sulla compatibilità fra transizione tecnologica, procedimento penale e regolamentazione sovranazionale.
Le ricadute degli applicativi dell’AI nella giustizia penale vengono successivamente riprese nell’acuta analisi offerta da Luca Lupària Donati, Ordinario di Diritto processuale penale nell’Università di Milano La Statale, il quale dedica le proprie considerazioni al difficoltoso intreccio tra output algoritmici – pur sempre fallibili – e garanzie fondamentali del giusto processo (tra le quali spicca il diritto di difesa). L’Autore, tuttavia, non si dimostra in assoluto contrario all’ingresso dell’intelligenza artificiale nel processo penale: è necessario, piuttosto, rifuggire da derive aprioristicamente tecnofobiche, aprendosi all’eventualità di una interazione costruttiva, in cui proprio le tecnologie di ultima generazione fungano da baluardo contro gli abusi e favoriscano l’efficienza nel processo. Solo in questo modo, secondo l’Autore, sarà possibile il virtuoso passaggio dalla “giustizia tecnologica” ad una ben più controllabile “tecnologia giudiziaria”.
Il saggio di Serena Quattrocolo, Ordinario di Diritto processuale penale all’Università di Torino, entra nel merito delle dinamiche processuali, affrontando un argomento che è già di sicuro interesse e che, negli anni a venire, assumerà certamente sempre maggiore rilievo: quello dei c.d. deepfake, ossia la fabbricazione digitale di contenuti multimediali artefatti (immagini, video, suoni) e della loro potenziale capacità di impattare, su più livelli, il procedimento penale. Dopo averne spiegato sinteticamente la matrice tecnologica, l’Autrice prospetta e ne pone in risalto le plausibili ricadute ingannevoli sul convincimento dell’organo giudicante, senza tralasciare anche i recentissimi interventi legislativi (ovvero la l. 23 settembre 2025, n. 132), i consequenziali riflessi sul versante del diritto penale sostanziale e i primi approdi giurisprudenziali sul punto.
Sullo stesso solco si pone uno dei curatori del volume, Nicola Triggiani, co-Leader del Work Package 6.5 (“Acceptability of SAI”) del progetto F.A.I.R., il quale focalizza la propria attenzione sui sistemi automatici di riconoscimento facciale (Automated Facial Recognition Systems), calati nel contesto delle indagini preliminari e del dibattimento. Dopo un’accurata riflessione sullo stato dell’arte (viene, in particolare, approfondito il Sistema S.A.R.I., nelle due varianti Enterprise e Real Time), l’Autore tenta, con successo, di individuare delle traiettorie minime sull’argomento, partendo dalle uniche fonti normative attualmente in vigore (già altrove menzionate: l’AI Act e la l. n. 132/2025) e meditando un possibile inquadramento giuridico dei tool di riconoscimento facciale rebus sic stantibus. Il tutto non senza rimarcare l’opportunità e l’urgenza di una compiuta e rigorosa regolamentazione legislativa dell’istituto, in grado di bilanciare, in modo ragionevole e adeguato, l’efficienza investigativa con la salvaguardia dei diritti fondamentali dell’individuo (garantendo il canone della proporzionalità, la completa trasparenza sulle modalità di funzionamento, l’esercizio delle prerogative difensive).
Al concetto di “proporzionalità algoritmica” è dedicato l’approfondimento di Lorenzo Pulito, Ricercatore di Diritto processuale penale nell’Università di Bari Aldo Moro. Nel ripercorrere il ruolo che il principio di proporzionalità ha da sempre giocato e che continua a rivestire tanto nell’AI Act quanto nella dimensione sostanziale e processuale, Pulito compie un’originale analisi che va oltre il classico test tripartito (idoneità, necessarietà, proporzionalità in senso stretto) e abbraccia anche il diverso discrimen tra proporzionalità verticale ed orizzontale: entrambi tali approcci sono individuabili nella normativa europea sull’AI, la quale, ciononostante, necessita comunque, a parere dell’Autore, di una maggiore “granularità” da rinvenire in un intervento di settore da parte del legislatore nazionale. In ultima analisi, Pulito si sofferma sui rapporti fra transparency, explainability, controllo umano e principio di proporzionalità.
Cristiana Valentini, Ordinario di Diritto processuale penale all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, compie una raffinata indagine sul tema dei bias cognitivi, fenomeno tutt’altro che nuovo a livello di scienze psicologiche e che tuttavia solo negli ultimi anni è venuto alla ribalta anche nel processo penale. Il sopraggiungere dell’AI nella giustizia apporta un ulteriore grado di complessità, in quanto gli stessi bias caratterizzerebbero non solo l’uomo, ma anche i contenuti dei training data delle macchine, i quali potrebbero andare ad inquinare la decisione del software già alla radice. Si rende, allora, necessario, secondo l’Autrice, studiare approfonditamente i processi cognitivi sottintesi alla psiche umana, prima ancora di poter pretendere di istruire un algoritmo a fini giurisdizionali.
Di particolare pregio, infine, anche i saggi di Vincenzo Bruno Muscatiello, Ordinario di Diritto penale nell’Università di Bari Aldo Moro, Salvatore Antonello Parente, Associato di Diritto tributario nella medesima Università, e Santo Davide Ferrara, Emerito di Medicina legale all’Università di Padova: il primo affronta il tema della responsabilità penale al tempo dell’AI, con il reo che rischia di divenire mero strumento del crimine commesso dalla macchina, snaturando dunque l’ineluttabile concetto di coscienza e di volontà dell’azione; il secondo prende in esame lo specifico settore tributario, portando a termine un vasto studio sulle dinamiche intercorrenti tra intelligenza artificiale, attività dell’Amministrazione finanziaria e automazioni decisionali in materia fiscale; l’ultimo si occupa dell’effetto che ha già sortito e che potrebbe in futuro ulteriormente determinare la rivoluzione copernicana dell’AI sulle Scienze bio-medico-legali e forensi.
5. I differenti punti di vista dei filosofi del diritto vengono raccolti nella terza ed ultima parte del libro (quella “riflessiva”).
Emerge, in ogni lavoro di questa parte, una più marcata propensione all’investigazione sul rapporto tra la dimensione valoriale dell’uomo e quella (solo formalmente) lucida ed asettica della macchina.
In particolare, il saggio di uno dei curatori dell’opera, Antonio Incampo, può essere considerato “il vertice filosofico” del volume, in quanto mira ad esaltare la differenza sussistente tra calcolo algoritmico e giudizio penale-personale. Per l’Autore, la cognizione ontologica ed epistemologica del fenomeno algoritmico passa prima di tutto dalla svolta grafica che esso ha comportato: la comunicazione non è più alfabetica, ma numerico-binaria, sicché la comprensione del testo va orientata ora verso un calcolo piuttosto che verso un senso. È così che lo spazio ed il tempo del diritto perdono di rilevanza, la legislazione diviene programmazione, la gerarchia normativa si tramuta in orizzontalità sistemica e la validità (forma) si sostituisce all’ideale (sostanza). È allora il caso, secondo Incampo, di diffidare dalla tecnica pura e di preservare l’intelligenza umana in quanto unico fattore capace di assumersi il peso di una decisione che sia qualificabile come tale.
Tra i preziosi saggi di questa parte, si segnala, poi, il contributo di Piero Marra, Ricercatore di Filosofia del diritto nell’Università di Bari Aldo Moro, incentrato sulle nozioni di “proceduralità” o “proceduralismo”, le quali, com’è spiegato efficacemente dall’Autore, non assumono una specifica connotazione dispregiativa, ma neutra: la procedura è la strada da seguire ogniqualvolta non è possibile conoscere la cosa in sé, ma solo una sua indiretta rappresentazione. Secondo Marra, non solo risulta “procedurale” l’approccio basato sul rischio prescelto dal legislatore europeo, ma anche la scienza dell’intelligenza artificiale in quanto tale assume i connotati di una procedura, pertanto intrinsecamente né positiva né negativa, e tuttavia imperscrutabile per l’uomo, poiché portatrice di un linguaggio “differente”.
6. In conclusione, si tratta di un’opera che si presenta particolarmente innovativa e costituisce un unicum nel panorama bibliografico, proprio perché mai, sino ad oggi, si era pensato di ricomprendere sul tema dell’AI, nello stesso volume, le idee di accademici (e non solo) quantomai lontani per settori scientifici di riferimento.
Per questi motivi, la lettura del volume è vivamente consigliata per quanti (studiosi, magistrati, avvocati o semplici appassionati) vogliano comprendere appieno come e in che misura cambierà il processo penale e perché ne vada strenuamente difesa l’essenza umana.